Quando un nipote abbandona l’università o cambia continuamente facoltà, il nonno si trova di fronte a un dilemma emotivo profondo. Da un lato la preoccupazione per il futuro del ragazzo, dall’altro il timore di essere invadente o di non capire davvero cosa stia attraversando. Questa situazione è più comune di quanto si pensi e richiede sensibilità, pazienza e una prospettiva diversa rispetto a quella che potremmo aver avuto trent’anni fa.
Il primo passo è riconoscere che il mondo accademico e professionale di oggi è radicalmente cambiato. Negli anni Sessanta e Settanta, una laurea rappresentava un percorso lineare verso la sicurezza economica. Oggi i giovani adulti affrontano un mercato del lavoro fluido, dove molte professioni si trasformano o scompaiono nel giro di pochi anni. Questa incertezza genera ansia da prestazione e paura di sbagliare scelta, spingendo molti ragazzi a bloccarsi o a ricominciare più volte.
Perché i giovani adulti abbandonano gli studi universitari
Le ricerche più recenti sul fenomeno degli abbandoni universitari evidenziano motivazioni complesse. Secondo i dati dell’Anvur, circa il 12% degli studenti italiani lascia l’università dopo il primo anno, mentre altri cambiano percorso almeno una volta. Le cause raramente sono riconducibili alla semplice svogliatezza.
Molti ragazzi si iscrivono a una facoltà sotto pressione familiare o sociale, senza aver davvero esplorato le proprie inclinazioni. Altri scoprono che le aspettative sul corso di studi non corrispondono alla realtà delle lezioni. C’è poi chi sviluppa difficoltà psicologiche legate all’ansia da esame o alla solitudine del percorso universitario, specialmente dopo la pandemia che ha modificato profondamente le dinamiche relazionali tra studenti.
A volte il problema non è la mancanza di motivazione, ma un eccesso di possibilità. I giovani di oggi hanno accesso a infinite informazioni su carriere, settori emergenti, stili di vita alternativi. Questa abbondanza può paralizzare invece di liberare, creando la sensazione che qualsiasi scelta significhi rinunciare a mille altre opportunità.
Il ruolo del nonno tra sostegno e rispetto dei confini
Come nonno, la tentazione di intervenire con consigli diretti o rimproveri può essere forte. Tuttavia, questo approccio rischia di allontanare il nipote proprio nel momento in cui ha più bisogno di un punto di riferimento. Il vostro ruolo non è quello di sostituirvi ai genitori né di diventare un giudice, ma di rappresentare una presenza stabile e non giudicante.
Prima di esprimere preoccupazioni, vale la pena ascoltare davvero. Non l’ascolto che aspetta il proprio turno per parlare, ma quello che cerca di comprendere cosa si nasconde dietro le scelte apparentemente contraddittorie. Vostro nipote sta forse cercando se stesso? Ha paura di deludere qualcuno? Si sente inadeguato rispetto ai compagni di corso? Oppure ha scoperto una passione diversa da quella che tutti si aspettavano?
Raccontare la propria esperienza può essere utile, ma attenzione a non cadere nella trappola del “ai miei tempi”. Condividere i propri dubbi passati, i momenti in cui anche voi avete faticato a trovare la strada, può creare un ponte generazionale più autentico. I giovani hanno bisogno di sapere che l’incertezza è umana, non un fallimento personale.
Domande che aprono invece di chiudere
Invece di chiedere “Quando ti deciderai a finire qualcosa?”, provate con “Cosa ti piacerebbe davvero fare se non avessi paura di sbagliare?”. Al posto di “Stai buttando via il tuo futuro”, considerate “Quali sono le cose che ti fanno sentire vivo e coinvolto?”. Queste domande non cercano risposte immediate, ma stimolano una riflessione più profonda.

A volte basta dire “Io ci sono, quando vuoi parlare”. Questa frase semplice toglie la pressione e crea uno spazio sicuro. I nipoti spesso si confidano più facilmente con i nonni proprio perché percepiscono meno aspettative di performance rispetto ai genitori.
Quando la preoccupazione diventa un segnale da non ignorare
Esiste però una differenza tra un percorso di ricerca personale e segnali di disagio più profondi. Se vostro nipote mostra isolamento sociale persistente, perdita di interesse in tutte le attività, cambiamenti drastici nel sonno o nell’alimentazione, potrebbe essere il momento di suggerire delicatamente un sostegno psicologico.
Molti giovani adulti attraversano fasi depressive o ansiose senza che la famiglia se ne accorga. L’università può essere un fattore scatenante o aggravante, e in questi casi l’abbandono degli studi è un sintomo, non la causa. Un nonno attento può notare questi segnali e, senza drammatizzare, facilitare una conversazione con i genitori o suggerire risorse di supporto.
Prospettive alternative al percorso universitario tradizionale
Non tutti i giovani di talento e intelligenza sono fatti per l’università, e questo non rappresenta un fallimento. Esistono percorsi formativi professionalizzanti, esperienze all’estero, apprendistati in settori innovativi che possono rivelarsi più adatti a certi temperamenti.
Alcuni ragazzi hanno bisogno di sperimentare il mondo del lavoro prima di capire cosa vogliono studiare. Altri scoprono vocazioni attraverso il volontariato o progetti personali. Il vostro compito potrebbe essere quello di ampliare lo sguardo sulla definizione di successo, mostrando che esistono molti modi di costruire una vita significativa.
Presentare esempi di persone che hanno trovato la propria strada attraverso percorsi non convenzionali può essere illuminante. Non necessariamente celebrità, ma magari conoscenti, persone della vostra generazione che hanno cambiato lavoro o hanno scoperto tardi la propria vocazione.
Il valore dell’esempio silenzioso
A volte le parole non bastano o addirittura ostacolano. I nonni hanno però un’altra risorsa potente: l’esempio di una vita vissuta. Mostrare curiosità per il mondo, continuare ad apprendere cose nuove, ammettere i propri errori passati con serenità trasmette un messaggio profondo: non è mai troppo tardi per crescere e cambiare.
Questa testimonianza silenziosa può essere più efficace di mille consigli. Vedere un nonno che affronta le sfide dell’età con resilienza e apertura mentale insegna che la vita non è una gara da vincere, ma un percorso da attraversare con coraggio e autenticità.
Il vostro nipote si trova in una fase di transizione complessa, dove sta cercando di costruire la propria identità adulta. La vostra presenza può fare la differenza, non come guida che indica l’unica strada giusta, ma come compagno di viaggio che testimonia la possibilità di trovare senso anche attraverso i momenti di smarrimento. A volte basta esserci, con pazienza e fiducia, perché un giovane trovi il coraggio di scegliere davvero.
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