Ridere fa bene, questo lo sappiamo tutti. Ma perché ridiamo? La scienza ha una risposta precisa: il cervello percepisce un’incongruenza tra ciò che si aspetta e ciò che accade davvero, e la risata è la valvola di sfogo di questa sorpresa. Non è un caso che i meccanismi comici più efficaci siano proprio quelli basati sul colpo di scena finale. E no, non siamo gli unici a ridere: scimpanzé, ratti e persino cani producono suoni assimilabili alla risata durante il gioco. La differenza? Noi ci facciamo anche le barzellette. Gli antichi Romani, per esempio, avevano un senso dell’umorismo tutt’altro che austero: si prendevano gioco dei politici, delle mogli fedifragi e soprattutto dei difetti fisici altrui, con una franchezza che oggi farebbe impallidire qualsiasi redattore social. Il Philogelos, la raccolta di barzellette più antica che ci sia pervenuta, è piena di battute su medici incompetenti, avari e… persone con menomazioni. Insomma, il confine tra ironia e cattiveria è sempre stato sottile, e attraversarlo con eleganza è la vera arte comica.
La barzelletta: tre amici zoppi al mare
Tre amici zoppi decidono di andare al mare: il primo cammina strisciando la gamba, il secondo saltella su una gamba sola e il terzo la ruota. Uno, un po’ preoccupato, chiede:
– Ma come facciamo adesso, quando le ragazze ci guardano?
E il primo risponde:
– Non ti preoccupare, ci mettiamo sulla sdraio, così non si vedrà niente.
Si sistemano tranquilli, e dopo un po’ arrivano delle ragazze che iniziano a parlare con loro. A un certo punto chiedono:
– Ragazzi, vi va di venire con noi a nuotare?
– Va bene, ora arriviamo!
Tutti e due si girano verso il primo:
– E ora come facciamo?
– Non vi preoccupate, ho un piano!
E sottovoce spiega tutto agli amici. I tre si alzano, e quello che ruota la gamba dice:
– Senti come scotta la sabbia!
Quello che saltella aggiunge:
– Ci sono pure le buche!
E quello che striscia la gamba:
– Non ti preoccupare che le copro io!
Perché fa ridere?
Il meccanismo comico si costruisce tutto sul colpo di scena finale. Per tutta la barzelletta il lettore si aspetta una soluzione brillante, un piano degno di Ocean’s Eleven. Invece i tre amici si limitano a trasformare i propri difetti in battute situazionali, fingendo che i movimenti anomali siano causati dalla sabbia bollente o dalle buche. Il terzo, quello che striscia, chiude il cerchio con una risposta che è insieme assurda e perfettamente logica nel contesto. È proprio questa incongruenza risolta in modo inatteso — la stessa che i neuroscienziati identificano come motore della risata — a far scattare il sorriso. In fondo, il miglior antidoto all’imbarazzo è sempre stato riderci sopra per primi.
